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Lettera dall’industria di Alberto Albertini

 
     

  Curriculum di una giovane
     
  Una hostess
     
  Imparare un mestiere
     
  Un po' di umiltà
     

 
 

Curriculum di una giovane

Curriculum di una giovane bresciana laureata in Direzione Aziendale e Marketing Management. Voto finale 99/110. Specifica che predilige la “custoder satisfaction, la cluster analisys e la conjoint analisys”. Chi riceve il curriculum le fa notare che si scrive “customer” e “analysis”che chi opera nel marketing non può sbagliare questi termini anglosassoni. “Ha ragione”, risponde lei con un’e-mail, “Grazie per le correzioni”.

Una hostess

In occasione di una fiera internazionale a Montichiari un’azienda bresciana cerca, tramite un’agenzia, una hostess che parli le lingue. Lo stand accoglie centinaia di stranieri, spesso anche per una pausa di degustazione  perché la buona cucina italiana propizia le trattative di vendita.
“Devo mettermi  tacchi e minigonna?”chiede una candidata. “No, meglio vestiti comodi, dovrà muoversi spesso tra la cucina e i tavoli” risponde il responsabile in azienda dell’organizzazione dell’evento. La ragazza chiude la conversazione in fretta. Richiama l’agenzia e dice seccata che lei non ha studiato le lingue per fare la cameriera. Non sono tragedie in due battute di Achille Campanile. Sono i colloqui quotidiani nel mercato del lavoro e forse bastano per capire come si sta muovendo.

Imparare un mestiere

Ma ai neo laureati, a chi cerca oggi di iniziare una professione, di imparare un mestiere, manca innanzitutto una cultura di base, in primis la conoscenza dell’italiano – parlato e scritto – e dell’inglese subito dopo. Prevale la superficialità e la fretta, perfino quando si compila un documento importante come appunto il curriculum vitae. Gli studenti universitari godono del privilegio temporaneo di lunghe pause estive, di intervalli tra gli esami, e dovrebbero sfruttare per soggiorni all’estero, per ritrovare il valore aggiunto della padronanza di una lingua al termine degli studi, requisito fondamentale per le aziende bresciane in maggioranza rivolte ai mercati internazionali. Leggere sul curriculum di un ingegnere “Inglese:scolastico” è deludente, lo include e lo confonde in una lunga lista di generici. Addirittura, oltre all’inglese, sarebbe benvenuta una seconda lingua. Macchinari, prodotti e processi industriali si fanno infatti sempre più complessi, la tecnologia progredisce velocemente e ha bisogno di qualcuno che la spieghi e la renda accessibile, che traduca al potenziale utilizzatore di un mercato globale i vantaggi e i benefici.

Un po' di umiltà

E infine manca in genere l’umiltà, la voglia di adattarsi, di partire da zero, magari in officina dove si monta e assembla, anche per imparare le varie fasi di un processo, della costruzione fisica di un prodotto, nonché per dimostrare determinazione ed entusiasmo.
Le aziende stanno vivendo un momento critico, di sfide e cambiamenti. E chiedono ai propri dipendenti altrettanta flessibilità. Entrare dal basso non significa declassarsi, piuttosto arricchire la propria esperienza: si parla tanto di pensiero laterale, ma poi si fatica a guardare da un’altra prospettiva.


 

 

In questi giorni il giornale di Brescia pubblicava un articolo che fa pensare lo riportiamo di seguito

     
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